Lettera aperta al Presidente CNDCEC Dott. Longobardi sul rilancio della professione del COMMERCIALISTA

Tornare a VALORIZZARE L’IMPRENDITORE E L’IMPRESA in virtù delle capacità interdisciplinari di ogni COMMERCIALISTA e soprattutto della valenza sociale della nostra professione, non limitandosi al solo ambito politico – legislativo.

E’ quello che affermo insieme al network www.consulentiaziendaliditalia.it nella mia lettera aperta al PRESIDENTE CNDCEC Dott. GERARDO LONGOBARDI, con la speranza di poter essere d’aiuto e contribuire attivamente al rilancio della nostra Professione. Puoi leggerla interamente cliccando al seguente link: http://www.consulentiaziendaliditalia.it/…/LETTERA-al-PRESI…

E se condividi pienamente quanto contenuto nella lettera ti invito a sottoscriverla mettendo ‘mi piace’ o ‘condividendola’ qui su Facebook in segno di approvazione. In questo modo vogliamo dare A TUTTI I COMMERCIALISTI ED ESPERTI CONTABILI D’ITALIA la possibilità di FAR SENTIRE LA PROPRIA VOCE!

‘Caro Presidente,

sono Simone Brancozzi, collega appartenente all’Ordine della provincia di Fermo, nella quale vivo ed opero ormai da molti anni.
Scrivo questa lettera, in riferimento alla tua del 19 settembre scorso e in riferimento al programma di mandato della tua lista Insieme per la Professione.

Apprezzo sommamente la determinazione e l’impegno che dimostri, per ridonare autorevolezza alla nostra Professione, in un momento di forte crisi, sia dal punto di vista economico, che dal punto di vista lavorativo.

Mi permetto, dunque, con la presente, di esporre la vision del network di colleghi, cui appartengo, con la speranza di poter essere d’aiuto e contribuire attivamente al rilancio della nostra Professione.

Da 3 anni, sono referente del network www.consulentiaziendaliditalia.it, da me fondato e costituito da colleghi provenienti da tutta Italia (troverai la nostra mission declinata all’interno del sito). Non si tratta di un Network di Categoria, come quello di cui si parla nel programma Insieme per la professione (par. 1.2, p. 3); è piuttosto un network professionale, costituito sia da commercialisti, sia da altri professionisti.

Il nostro Network si basa su due idee fondamentali: da un lato, la promozione della cooperazione fra colleghi e altre figure professionali; dall’altro, l’ampliamento delle competenze, al fine di superare la crisi e di rilanciare sul mercato la figura del dottore commercialista AZIENDALISTA – NON SOLO FISCALISTA -, per sfruttare a pieno tutte le nostre potenzialità, che sovente restano inespresse.

Io sono profondamente convinto che la nostra Professione ha delle peculiarità, che la rendono diversa dalle altre. Non esiste, infatti, nessun’altra attività lavorativa, che si trova a dover intrecciare, così tante competenze e discipline.

Il commercialista è costretto già sempre alla transdisciplinarietà, per sua stessa natura. Non bisogna, infatti, considerare ciascuna specializzazione professionale come un hortus conclusus, in cui operare vita natural durante; ma come il nodo di una rete, in cui i saperi specialistici entrano in relazione fra loro.

Se effettuassimo una mappatura delle competenze di noi commercialisti, vedremmo una realtà straordinariamente ampia e composita. Ne faccio un rapido elenco, sicuramente incompleto: economia aziendale, contabilità, controllo di gestione, pianificazione strategica, redazione di business plan, redazione di piani di ristrutturazione, gestioni straordinarie (assistenza del cliente in scissione, affitto, cessione, trasformazione, fusione e liquidazione d’azienda), procedure concorsuali (concordati preventivi, curatela, perizie per conto del tribunale, etc.), statistica, matematica finanziaria, assicurazioni, materia previdenziale, contenzioso tributario e civile, diritto del lavoro, diritto commerciale, diritto bancario, diritto tributario, diritto civile, diritto penale, privato e pubblico, diritto internazionale, prassi doganale, trasporti, marketing, organizzazione aziendale, secretazione e sistemazione dei patrimoni familiari, passaggio generazionale, internazionalizzazione, analisi delle anomalie bancarie, analisi di bilancio, assistenza del cliente nell’accensione di finanziamenti e nel reperimento di fonti di finanziamento, assistenza dei clienti per attingere provvidenze, fondi strutturali, comunitari o nazionali, revisione contabile privata o presso enti pubblici, arbitraggio delle forme giuridiche migliori sia in contrattualistica che in società, consulenza finanziaria indipendente, etc.

Le nostre competenze, secondo il punto di vista mio e del network, aprono per la nostra Professione – già da ora – un mercato sconfinato, che va ben al di là dell’esercizio della contabilità e della consulenza strettamente fiscale.

Se è giusto l’impegno a far valere le nostre competenze nei processi decisionali della politica (cito la tua del 19 settembre scorso), è altrettanto importante non limitarsi al solo ambito politico – legislativo.

Noi non abbiamo bisogno di incoraggiare la ratificazione di leggi, che riconoscano il ruolo della nostra Professione; noi non abbiamo bisogno di esercitare qualunque tipo di pressione presso gli organi legislativi, affinché impongano attribuzioni per legge; noi non possiamo lavorare, perché il sistema legislativo obbliga i cittadini ad avere bisogno della nostra figura professionale.

Ciò comporta non solo un logoramento del rapporto con i nostri clienti (agli occhi dei quali stiamo perdendo valore anzi agli occhi dei clienti noi stiamo diventando dei “NEMICI”), ma anche una fissità professionale, che ci impedisce di recepire i cambiamenti e gli stimoli che provengono dal mercato.

E noi del network, sentiamo di doverci rivolgere proprio al mercato!
Consideriamo centrale, infatti, la valorizzazione dell’imprenditore e dell’impresa, in virtù delle competenze che ho elencato poc’anzi e – soprattutto – in virtù della valenza sociale della nostra professione. Il commercialista, infatti, è l’unica figura professionale che può e sa porsi a presidio dell’integrità aziendale.

Mai come in questo momento, l’impresa ha bisogno di noi commercialisti, ma non per quello che si potrebbe d’acchito pensare. Non ha bisogno di un professionista votato agli adempimenti, che si occupi soltanto di conti, dati di bilancio e contabilità. L’impresa necessita di una figura consulenziale a tutto tondo, che possa coadiuvare l’imprenditore nella gestione complessiva dei processi aziendali.

Ciascuna delle competenze sopra elencate può trasformarsi in un servizio essenziale per l’impresa: controllo di gestione, attività di marketing e web marketing, ampliamento del mercato, gestione delle situazioni di crisi, internazionalizzazione, consulenza finanziaria, etc.

E qual è la figura consulenziale che può incontrare l’impresa, in queste sue nuove – eppur vecchie – esigenze?
Naturalmente, il commercialista.

Le mie parole non dovrebbero stupire nessun collega, perché la nostra Professione nasce con questa vocazione. Il commercialista è stato da sempre un consulente aziendale a tutto tondo, che ha affiancato costantemente l’imprenditore in tutti i settori della gestione d’impresa.

La consulenza aziendale è la professione naturale del commercialista; professione che però è stata deviata dall’infausta riforma tributaria del 1972, la quale ha imposto la necessità del fiscalista.

Noi abbiamo deviato dal nostro naturale sapere, cavalcando l’onda del fiscalismo. Così facendo, abbiamo abbandonato molte nostre attribuzioni naturali, allontanandoci sempre di più dall’imprenditore e dall’azienda. Ciò ha fatto sì che attività di nostra esclusiva pertinenza diventassero appannaggio di altre figure professionali, non dotate delle nostre stesse competenze. Penso ad esempio al marketing (disciplina di esclusiva pertinenza del dottore commercialista), al controllo di gestione o alla organizzazione aziendale.

La mappa strategica del network che rappresento affonda le sue radici in un humus fatto di valori, fra i quali spicca proprio la cura dell’integrità aziendale.
Il commercialista ricoprirebbe una figura di grande importanza sociale, politica ed economica, qualora fosse riconosciuto pienamente il suo status di custode dell’integrità aziendale.
Dalla salute delle nostre imprese, infatti, dipende in larga misura la salute ed il benessere dello Stato, dal punto di vista finanziario, sociale, economico e politico.

Secondo la nostra opinione, nel terzo millennio, il Consiglio Nazionale dovrebbe promuovere una ri-forma della figura del commercialista, affinché diventi «più votato alla consulenza aziendale, meno impegnato negli adempimenti, con un obiettivo secondo noi lecito e perseguibile: massimizzare le attività e portare più profitti a casa». Così ha affermato il dott. Raffaele Marcello, presidente del CNPR, in un’intervista durante il Congresso Nazionale dell’UNAGRACO, tenutosi a Bari il 4 e 5 ottobre 2012. Il tema era appunto “IL COMMERCIALISTA CHE VERRÀ”.
Sulla questione segnalo anche la mia intervista al giornalista RAI Alberto Pancrazi sul suo blog La Forza di Cambiare visibile a questo link: http://laforzadicambiare.it/…/il-ritorno-al-futuro-di-simo…/

Cosa fare, dunque, per proporre una nuova figura di commercialista, interamente dedicato alla consulenza aziendale?
In primis, riteniamo che si debba ripartire da noi stessi. Tutti noi colleghi, supportati dal Consiglio Nazionale, dovremmo dedicare più risorse alla nostra auto-valorizzazione.

È essenziale curare la formazione e l’approfondimento, per acquisire nuove competenze e raggiungere nuove specializzazioni, ciascuno secondo le proprie inclinazioni personali.

Nel Programma Insieme per la Professione, al paragrafo 2.2, si parla giustamente della necessità di promuovere una formazione continua e, in particolar modo, di dare corpo ad una «formazione che formi, piuttosto che una formazione che informi». Sono due verità sacrosante, ma non vanno a toccare il ganglio vitale della questione.

Oggi la formazione è praticamente tutta incentrata su tematiche fiscali e adempimenti legislativi. Ciò è normale se si assume che il core business della nostra professione sia costituito dalla «revisione legale dei conti […] e [dal]la consulenza aziendale specie in materia di contabilità e bilanci delle imprese (Insieme per la Professione, par. 2.5, p. 18)».

La formazione fiscale è un argomento importante, ma non può restare l’unico. Il Consiglio Nazionale dovrebbe promuovere una formazione di tipo transdisciplinare, volta all’approfondimento di discipline come il marketing, il web marketing, la consulenza finanziaria indipendente, le discipline legate alla ristrutturazione aziendale ed al controllo di gestione.

Tutte queste assecondano la naturale vocazione del commercialista e si inseriscono perfettamente nelle tendenze del mercato, cui non possiamo non volgere un occhio attento e critico.

Dedichiamo ancora troppo tempo a discutere di adempimenti, quando esistono già software e robot capaci di sostituire l’uomo in queste funzioni, con una potenza, una velocità e una precisione inaudita.

Allo stesso tempo, dobbiamo ricuperare fette di mercato che ci sono state usurpate da altre figure professionali, mentre eravamo troppo assorbiti dalla contabilità. Pensiamo al marketing, gestito da copywriter, grafici e webmaster, i cui percorsi formativi non comprendono minimamente lo studio dell’economia aziendale. Fra l’altro, gli studenti delle facoltà di economia e commercio sono gli unici che hanno il marketing, quale materia di studio nel loro corso universitario.

L’altro limite della nostra formazione, riguarda la qualità degli esperti chiamati come relatori e docenti.

Oggi, infatti, un collega che volesse organizzare, anche per scelta economica, un evento formativo destinato a propri colleghi, troverebbe enormi ostacoli, specialmente di natura burocratica; la qual cosa non accade a membri esterni alla nostra Categoria, che spesso fanno della formazione destinata ai commercialisti il loro core business.

Ma come? Ostacoliamo i colleghi che vogliono fare formazione e permettiamo a perfetti “sconosciuti” di costruire fiorenti business sulla nostra FPC?

Ciò è sconcertante, anche perché ci sono colleghi con specializzazioni eccellenti, che potrebbero contribuire in modo ineguagliabile alla formazione di noi tutti.

Dobbiamo imparare ad usare meglio le risorse interne, quando hanno un grandissimo valore e possono essere d’aiuto per la crescita di tutta la Categoria.

Questo è uno dei punti essenziali su cui è basato il network di cui sono referente: al suo interno, ciascun affiliato deve mettere le proprie capacità a disposizione degli altri, per il benessere di tutti.

Noi del network abbiamo promosso più volte eventi formativi GRATUITI rivolti a colleghi, su temi aziendalistici, ma molti Ordini locali ne hanno rifiutato l’accreditamento. Al contrario, gli Ordini degli Avvocati si sono sempre dimostrati molto interessati ai nostri temi.
Ci ritroviamo, quindi, in una situazione paradossale: gli Ordini dei Commercialisti rifiutano con motivazioni spesso sconcertanti i nostri eventi formativi, che invece sono massimamente apprezzati dagli Ordini Forensi.

Quanto guadagneremmo in termini di saperi e di profitto, se favorissimo la divulgazione delle competenze fra colleghi, attraverso convegni, gruppi di discussione, tavole rotonde, workshop, etc., anche nei casi in cui siano spontaneamente organizzati dai singoli colleghi?

Ecco, dunque tre misure, che secondo noi andrebbero adottate subito:
1. Promuovere la formazione su temi di tipo aziendalistico, coinvolgendo gli imprenditori e le loro Associazioni;
2. Non ostacolare, ma favorire in ogni modo, i colleghi che vogliono promuovere eventi di formazione in maniera autonoma (so per certo, perché capita continuamente a membri del nostro network, che presso alcuni Ordini c’è il divieto assoluto di patrocinare e accreditare eventi organizzati da colleghi, neppure quando sono GRATUITI!);
3. Promuovere l’utilizzo massivo dei Social Media, per rilanciare l’autorevolezza della nostra professione, aiutando i colleghi a migliorare la loro riputazione, attraverso i canali online.

Noi del network ci poniamo a completa disposizione degli Organi di Direzione della Nostra Categoria, per INCENTIVARE e coadiuvare un’auspicabile e radicale evoluzione della nostra professione, in vista del futuro.

Oggi come non mai, abbiamo bisogno di tutto il supporto del Consiglio Nazionale.

Ringraziandoti per l’attenzione e restando a tua completa disposizione per ogni eventuale e ulteriore chiarimento, porgo i miei più vivi saluti,

Simone Brancozzi,
fondatore e referente del network
www.consulentiaziendaliditalia.it’

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