Aggiungi un posto a tavola, mi verrebbe da dire. Home Restaurant.

Spazio dedicato alla’ Dott.ssa Esmeralda Trogu, referente del network www.consulentiaziendaliditalia.it per la provincia di Oristano.

Come fare ad aprire un home restaurant e invitare a mangiare a casa propria “sconosciuti” a prezzi low cost attraverso le piattaforme di social eating più famose. Da Gnammo a Ceneromane. Galeotto fu il couch surfing: la pratica, nata in America, del “saltare da un divano (couch) all’altro” grazie all’ospitalità low cost di qualche illustre sconosciuto. Nel social eating (o food surfing), nuovo trend del web il principio della condivisione è lo stesso. Solo che, al posto del divano, è possibile trovare un piatto prelibato o tradizionale da gustare rigorosamente in compagnia.

CHE COSA SONO GLI HOME RESTAURANT?

I padroni di casa si trasformano in chef e invitano poche persone a mangiare da loro spendendo pochissimo. C’è chi lo fa per socializzare e chi perché ha la passione per i fornelli da condividere con i turisti e chi lo vede come una possibilità di integrare il proprio reddito.

Basta avere una cucina, quella di casa va benissimo; un po’ di posto per ospitare gli ospiti, pochi perché è pur sempre una casa, sapersi organizzare e soprattutto destreggiare tra le pentole perché qui a farla da padrone è la qualità. Non servono autorizzazioni del Comune o dell’Asl. Non servono perché chi ha un home restaurant non svolge un’attività di ristorazione con somministrazione di alimenti e bevande, ma semplicemente invita amici o persone trovate su internet a consumare nella propria casa in cambio di un piccolo compenso.

Parlo di piccolo compenso perché questa “pratica dell’ospitare” non può eccedere i 5000€ annui di “ricavi”. Occhio però a non superare i 5000 € annui di “ricavi”, tetto massimo stabilito per un’attività lavorativa occasionale. In caso di superamento di questa soglia vi basterà aprire una Partita Iva e seguire l’iter burocratico.

LA NORMATIVA DEGLI HOME RESTAURANT

Il boom dell’home food nasce come un’alternativa allo stringente regime burocratico che tutti i principali ordinamenti impongono alle imprese di ristorazione.

In considerazione di questo alto valore socio-gastronomico, nel 2009 è stato depositato in Senato un apposito disegno di legge (DDL n. S.1612) recante “Disposizioni in materia di promozione e di svolgimento dell’attività di home food”, volto a regolamentare «le attività finalizzate all’erogazione del servizio di ristorazione esercitato da persone fisiche all’interno delle proprie strutture abitative». Il DDL prevedeva che le persone fisiche potessero esercitare, per un numero massimo di venti coperti al giorno, un servizio di ristorazione all’interno di strutture abitative aventi «i requisiti igienico-sanitari per l’uso abitativo previsti dalle leggi e dai regolamenti vigenti» (art. 2.2), senza necessità di iscrizione al Registro degli esercenti il commercio e previa una comunicazione d’inizio attività al comune competente, accompagnata da una relazione di asseveramento redatta da un tecnico abilitato.

Tuttavia, il DDL n. S.1612 sull’home food non è mai stato nemmeno discusso dal Parlamento italiano.

VOLETE PROVARE?

Iscrivetevi a una delle community più attive in rete, inserendo di volta in volta i dettagli (menu, prezzo, data, orario, location) della cena-evento che volete organizzare a casa vostra. Il social eating può rappresentare un’opportunità per trasformare una passione in un’entrata extra-lavoro, o, addirittura, in una seconda professione.

MANGIARE A CASA D’ALTRI

Tutto avviene via web: basta selezionare l’evento su una delle tante piattaforme di social eating, prenotare e pagare. Oppure spesso è possibile prenotare un posto direttamente sul profilo Facebook dell’home restaurant preferito. Un’occasione unica per conoscere nuove persone, condividere abitudini ed esperienze attraverso l’elemento più social di sempre: “il cibo“. Ma anche un’esperienza imperdibile, soprattutto per i turisti, per assaporare dal vivo gusti e abitudini del luogo, immergendosi nella vita quotidiana degli abitanti.

I PREZZI?

Oscillano tra i 5 e gli 80 euro, a seconda di location e menu.

Proprio perché si tratta di una pratica di ospitare un pò di gente nella propria casa ecco che anche le regole igieniche (i controlli delle Asl) non ci sono. Diciamo che chi va a mangiare a casa di uno sconosciuto lo fa a suo rischio e pericolo.

QUALI SONO LE PIATTAFORME DI SOCIAL EATING PIU’ FAMOSE?

Il più famoso in Italia è Gnammo, dove è possibile profilarsi come cook (cuoco) o gnammer (cliente). Il cook mette a disposizione gli spazi di casa, elabora il menu, sceglie la data e fissa il prezzo. Lo gnammer, in pochi clic, può prenotarsi all’appuntamento gastronomico: si va dalla cena a base a quella dedicata agli amanti della cucina vegetariana, passando per la serata a tema. La piattaforma social di riferimento per una serata alternativa fra le mura Romane è Ceneromane, dedicata ai viaggiatori e residenti in cerca di avventure gastronomiche. Il trend più cosmopolita ce l’ha New Gusto, social eating nato in Italia e attualmente presente in 56 Paesi. Il social più low cost di tutti è invece PeopleCooks. Qui vige una regola rigida: il pasto non deve superare quota 6 euro a testa. Insomma abbiamo l’imbarazzo della scelta.

Intervista a chi ha unito passione ad un’idea di business:

Angela Cavaccini giovane e bella dottoressa commercialista marchigiana che ama dilettarsi davanti ai fornelli. Non appena ha un attimo libero si diletta con grande maestria in cucina, imbandisce la tavola per deliziare gli amici con i piaceri del mangiar bene e sano.

Angela hai aperto il tuo primo Home restaurant. Raccontaci com’è nata l’idea e a chi consiglieresti di aprirlo.

L’ evento è nato dalla volontà e non dalla necessità di riuscire a soddisfare chi come me ama la buona cucina culinari e saper mangiare bene. Ho sempre cucinato per amici e parenti, casa mia è sempre aperta ad una cena dell’ultimo minuto. Questo mi piaceva e mi piace, mi sono detta perché non provare? A casa mia si trova quella genuinità e quel rapporto impossibile da replicare in un ristorante classico.

Cos’ha in più un Home restaurant che un ristorante normale non può offrirci? Quali sono i vantaggi?

Il mio Home restaurant ha la semplicità, un ambiente sereno, cibo buono, fresco, alimenti scelti con cura. Esattamente ciò che cucino per la mia famiglia. I fornelli si accendono solo quando ho la prenotazione, quindi tutto cucinato sul momento. Poi il prezzo, un prezzo relativamente contenuto.

Chi sono i tuoi ospiti?

Amici, parenti, turisti, amanti del buon cibo e delle serate in giardino.

Hai in mente idee per il futuro nel settore?

Ho sogni che potrebbero trasformarsi in idee. Il primo sogno un agriturismo, un b&b di lusso, vedi sogno in grande….Ma……iniziamo dalla piccola avventura…..poi tutto accadrà…..

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